venerdì 29 novembre 2013



Allo Spazio Obendan della Provincia di Milano

Lunedi' 2 dicembre una serata per i 90 anni della Callas

 

Pezzo forte la proiezione del secondo atto della tosca del Covent Garden 1964

Il 2 dicembre prossimo andiamo incontro ad un anniversario molto importante: il 90° anniversario della nascita di Maria Callas e per l’occasione Provincia di Milano tramite l'Assessorato alla Cultura, in collaborazione con Warner Classics, organizza una serata in onore della grande diva.

La serata si tiene nella Sala Alda Merini dello Spazio Oberdan (Viale Vittorio Veneto, 2 - Milano) alle ore 21.00, e prevede la proiezione del video del 2° atto della “Tosca” di Puccini, interpretata dalla Callas al Royal Opera House Covent Garden nel 1964, intepretazione mitica della grande artista.

Le riprese sono tratte dal cofanetto Maria Callas at Covent Garden 1962 & 1964, pubblicato da Warner Classics (2 cd + dvd). Solo poche performance live di Maria Callas sono state filmate. Per questa ragione il materiale contenuto nel cofanetto è da considerarsi particolarmente prezioso.

La proiezione sarà introdotta dalla giornalista e scrittrice Carla Maria Casanova sul tema 'Maria Callas, Milano e la Scala': il 'fenomeno Callas' non influenzò solo il mondo della lirica, ma l’intera società e cultura del suo tempo. Il Direttore della rivista Musica Stephen Hastings interverrà su 'Maria Callas, Londra e la fortuna discografica': al Covent Garden (1952-1965) l’artista realizzò alcune registrazioni audio e video 'live' fra le più significative del suo lascito artistico.

La storia della realizzazione di questo prezioso documento è la seguente. Il 4 Novembre 1962, Maria Callas prese parte come ospite a sorpresa di una trasmissione televisiva live di un concerto di gala alla Royal Opera House, Covent Garden. La Callas era in condizioni vocali eccellenti, e le sue interpretazioni di ‘Tu che le vanità’, dall’ultimo atto del 'Don Carlo”' di Verdi, e della Habanera, dal primo atto della 'Carmen' di Bizet, lo dimostrano ampiamente.

In seguito, il ritorno della Callas sul palcoscenico, in una nuova produzione della 'Tosca' di Puccini al Covent Garden agli inizi del 1964, sancì il suo grande rientro sulle scene operistiche dopo un anno travagliato soprattutto a livello personale. Fu il suo ultimo grande trionfo.

Il regista di 'Tosca' era Franco Zeffirelli, con cui la Callas aveva già lavorato alla Scala, e ad interpretare il ruolo del perfido Barone Scarpia era un suo caro amico e collega, il baritono Tito Gobbi.

Dopo sei recite, venne organizzato un Gala televisivo alla Royal Opera House, Covent Garden per la serata del 9 febbraio 1964, in cui si sarebbe rappresentato l’intero secondo atto di 'Tosca”. Poiché la trasmissione era in diretta, non c’era possibilità di interruzioni e tagli, e ci si doveva arrangiare con telecamere ad inquadrature fisse. Nonostante queste limitazioni, il filmato che ritrae la Callas nel secondo atto di 'Tosca' è un documento di incredibile valore artistico, testimoniando l’eccezionale trionfo a scena aperta tributato alla grande Diva.

Una serata in onore di Maria Callas
in occasione del suo 90°anniversario della nascita

Sala Alda Merini dello Spazio Oberdan
Viale Vittorio Veneto, 2 - Milano
Lunedì 2 dicembre alle ore 21.00

Ingresso libero dalle 20.30 fino ad esaurimento posti.

Informazioni al pubblico:
Warner Classics, www.facebook.com/warnerclassicseratoitaly
Provincia di Milano/Spazio Oberdan,
027740.6302
www.provincia.milano.it/cultura













 
Maria Callas: Una serata in suo onore

Il 2 dicembre ricorre il 90° anniversario della nascita di Maria Callas e per l'occasione Provincia di Milano/Assessorato alla Cultura, in collaborazione con Warner Classics, organizza una serata in onore della grande diva.

La serata si tiene nella Sala Alda Merini dello Spazio Oberdan (Viale Vittorio Veneto, 2 - Milano) alle ore 21.00, e prevede la proiezione del video del 2° atto della "TOSCA" di Puccini, interpretata dalla Callas al Royal Opera House, Covent Garden nel 1964.

Ingresso libero dalle 20.30 fino ad esaurimento posti.

Le riprese sono tratte dal cofanetto "MARIA CALLAS AT COVENT GARDEN 1962 & 1964", pubblicato da Warner Classics (2 cd + dvd). Solo poche performance live di Maria Callas sono state filmate. Per questa ragione il materiale contenuto nel cofanetto è da considerarsi particolarmente prezioso.

La proiezione sarà introdotta dalla giornalista e scrittrice Carla Maria Casanova sul tema "Maria Callas, Milano e la Scala": il "fenomeno Callas" non influenzò solo il mondo della lirica, ma l'intera società e cultura del suo tempo. Il Direttore della rivista MUSICA Stephen Hastings interverrà su "Maria Callas, Londra e la fortuna discografica": al Covent Garden (1952-1965) l'artista realizzò alcune registrazioni audio e video "live" fra le più significative del suo lascito artistico.

"L'omaggio della Provincia di Milano a Maria Callas viaggia lungo un duplice binario. - sottolinea il Vicepresidente e Assessore alla Cultura della Provincia di Milano, Novo Umberto Maerna - Da un lato, infatti, tributiamo alla Callas quanto le spetta per la popolarità planetaria conquistata, che l'ha trasformata in una delle più grandi dive del secolo scorso. Dall'altro c'è il rigore e la ricerca di qualità garantita dagli organizzatori che abbiamo scelto come partner; non a caso verranno riproposti brani della Tosca diretta da Franco Zeffirelli, una versione del grande classico consegnata per sempre alla storia della lirica. Siamo certi - conclude Maerna - che Milano, la città della Scala, saprà rendere a Maria Callas l'omaggio che si deve a un'icona della cultura musicale e popolare, italiana ed internazionale".

Omaggio a Maria Callas


(22-11-2013) - Il 2 dicembre 2013 lo storico Hotel Quirinale di Roma dedica alla Divina una suite e una mostra, presenta la sua biografia e mette nel menu alcuni dei suoi piatti preferiti


È un’iniziativa poliedrica quella che l’Hotel Quirinale dedica alla memoria della Callas: verrà intitolata alla Divina la suite nella quale amava soggiornare; a fare da corollario a questo evento anche un festival culinario, la presentazione della biografia della cantante e una mostra di ritratti.
Sin dall’inaugurazione nel 1880 del Teatro Costanzi, che nel 1926 divenne il Teatro dell’Opera di Roma, l’adiacente Hotel Quirinale fu il prediletto degli artisti. Complice di questo rapporto privilegiato anche il passaggio segreto che collega i due edifici e che permise proprio a Maria Callas di rifugiarsi nella sua suite nell’hotel durante la celebre rappresentazione della Norma alla presenza del presidente Gronchi nel gennaio 1958. Quella fuga segnò il definitivo addio della Callas al tempio della lirica romana.
Già ospite dell’Hotel Quirinale nel 2005, il pittore Giovanni Truncellito torna ad esporre negli ambienti dello storico hotel i suoi ritratti della Divina. La mostra intende evocare questa protagonista del belcanto attraverso un’interpretazione onirica che trasporta le suggestioni della musica fin sulla tela. Colori e atmosfere passionali per una delle interpreti più drammatiche e carismatiche nella storia della musica lirica mondiale.
Lo stesso giorno si terrà la presentazione della biografia di Maria Callas scritta dalla giornalista Roberta Maresci ed edita da Gremese Editore in collaborazione con Canale Diva (Sky 129) della Studio Universal. Il 2 dicembre inizierà inoltre anche il festival culinario in cui alcuni piatti preferiti della cantante, tratti dal libro “La divina in cucina” scritta dal suo storiografo Bruno Tosi, figureranno per una settimana nel menù del Ristorante Rossini al Quirinale.

venerdì 15 novembre 2013


Fabio Gervasoni



Un doveroso omaggio a Fabio Gervasoni, scomparso prematuramente a 53 anni. Fabio è stato uno dei più sinceri amici della memoria storica ed artistica di Maria Callas.

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da: http://www.lecconotizie.com/mandellolago/addio-a-fabio-gervasoni-padre-dellarchivio-dedicato-a-maria-callas-145118


Addio a Fabio Gervasoni, “padre” dell’Archivio dedicato a Maria Callas

di Claudio Bottagisi

MANDELLO – Mandello piange Fabio Gervasoni, morto all’età di 53 anni. Il suo nome si lega a una serie di eventi artistici e culturali, alcuni dei quali particolarmente apprezzati, proposti in paese fin dai primi anni Novanta del secolo scorso. Era ad esempio il 1994 quando Gervasoni, che per lunghi anni si è dedicato con grande impegno e passione alla scenografia, organizzò una mostra di costumi da lui stesso realizzati.
Piacque molto, quell’insolita esposizione, che proponeva abiti anche di epoche lontane (tra gli altri un costume del 1700) e comunque tutti di pregiata fattura, assolutamente ben confezionati e tali da attrarre l’interesse dei visitatori.
Il nome di Gervasoni si lega però in particolare al primo archivio dedicato a Maria Callas, celebre soprano conosciuta con l’appellativo di “Divina”, nata a New York da genitori greci, dotata di una voce che coniugava un timbro unico a volume, estensione e agilità notevoli.
Era il 2010 quando dal Fondo di proprietà proprio di Gervasoni nacque l’idea di costituire un Archivio internazionale e multimediale. Ancora non esistevano, infatti, archivi dedicati appunto alla Callas ma soltanto piccoli club privati, che non offrivano peraltro la possibilità di consultare, visionare e studiare l’attività di quella grande artista né di poter confrontare articoli, recensioni, libri e fotografie.
mostra Maria CallasIl Fondo Gervasoni – unito ad altri che successivamente andarono ad aggiungersi grazie a donazioni spontanee di privati – comprendeva tutte le registrazioni audio ufficiali e live fino ad allora pubblicate, nonché nastri privati di concerti mai diffusi dalle case discografiche, prove di registrazione e interviste. Insomma un immenso materiale di notevole interesse e indiscusso valore storico.
Oltre alla fonoteca, l’archivio era costituito da più del 95% dei libri pubblicati sulla cantante, ai quali si aggiungevano giornali e riviste originali che riportavano le cronache degli spettacoli e della vita privata del soprano, una raccolta completa dei Dvd pubblicati, filmati amatoriali e cinegiornali d’epoca.
La parte per così dire più nostalgica riguardava i programmi di sala dei concerti, ma soprattutto delle serate alla Scala di Milano, con le opere che fecero della Callas un caso unico del Novecento. Vi erano altresì francobolli, monete e medaglie dedicate da vari enti alla memoria della cantante.
A sostegno dell’Archivio voluto dal mandellese Fabio Gervasoni molti collezionisti privati avevano tra l’altro manifestato la loro disponibilità a offrire donazioni personali di dischi, autografi e materiale d’ogni genere, buona parte del quale fu in seguito anche digitalizzato. Basti dire che l’archivio fotografico digitale contava quasi 30.000 immagini.
Maria CallasDall’interesse per tutto quel materiale era nata l’associazione “Maria Callas International Archive” , che si prefiggeva di continuare il lavoro di ricerca e acquisto di vari materiali e, in parallelo, di organizzare mostre, eventi e incontri con personaggi della lirica che avevano avuto la possibilità di lavorare accanto al grande soprano.
L’associazione aveva trovato sede a Mandello al civico 11 di via del Fosso, nella zona a lago del paese, ed era stata inaugurata il 26 febbraio 2011, presente tra gli altri l’attore Enrico Beruschi. Nei mesi successivi era anche stata organizzata una mostra fotografica dedicata a Maria Callas.
Dopo quella sera di fine febbraio coincisa con l’inaugurazione della sede, Gervasoni (che del “Maria Callas International Archive” era presidente) aveva scritto sul sito dell’associazione: “Gran bella serata, grande afflusso di persone, giornali, Tv. Insomma, mancava soltanto… la Callas”.
Poi Fabio aggiungeva: “Non saprei da dove iniziare per i ringraziamenti. In primis un affettuoso grazie a quella splendida signora che è Giovanna Lomazzi, poi a Gianni Tanzi nostro vice, che ha portato un abito da sera della Callas…. A Stefano Castellani, collezionista, che ci ha portato una casacca arabeggiante appartenuta alla cantante, autografi e documenti interessanti di Meneghini. A Lino Venturi che ha donato all’associazione alcuni Lp, un raro manifesto dell’esposizione a Villa Cicogna nel 1979 e la stampa-libro della sua collezione filatelica dedicata al soprano. A Enrico Beruschi anche per i suoi aneddoti lirici, a Cristina Tosi, la fotografa che ha immortalato la serata. E un grazie naturalmente all’amministrazione comunale di Mandello, all’assessore alla Cultura Maurizio Bertoli, ai giornalisti, alle Tv e ai visitatori, che sono stati veramente molti. A tutti, grazie di cuore”.
E ora sono l’arte e la cultura, ma in generale Mandello, a dover dire grazie a Fabio Gervasoni, che lascia sua mamma Edda, con la quale viveva, e la sorella Milena.

sabato 10 agosto 2013

Dalla rivista "Suono" n. 64 dell’ottobre 1977

La sera del 2 agosto 1947 una cantante sconosciuta calcava le scene dell'Arena di Verona nei panni di Gioconda. il nome della ventiquattrenne debuttante, Maria Callas, non diceva nulla al pubblico e furono pochi, in quell'occasione, ad accorgersi del nuovo astro apparso nel firmamento della lirica. Anche la critica si limitò ad assegnarle un buon successo, ma niente dl più. Oggi, a trent'anni di distanza, spentisi i riflettori sulla «Divina», dileguatesi le schiere dei feroci nemici ed assopitisi (ma non del tutto) i sacri furoci dei «fanatici», a pochi giorni dalla sua morte, possiamo trarre qualche conclusione sul fenomeno Callas, considerato nel suo complesso, perché è proprio del fenomeno il non lasciarsi frantumare, pena il decadimento d'ogni interesse. Si è fin troppo parlato delle due schiere opposte di cultori e denigratori della Callas, o di certi leoni della critica accortisi troppo tardi della sua grandezza. La verità è che non sarebbe potuto accadere diversamente. La Callas, proprio come «fenomeno del secolo», non sopportava accettazioni parziali o riconoscimenti tiepidi: la si doveva ammirare o respingere in blocco. E qui bisogna precisare che la Callas comparve sulle scene in un periodo particolarmente viziato della Lirica, dopo alcuni decenni di malcostume vocale e di totale assenza di autentico «belcanto» (storicamente inteso): la Callas si trovò sola a combattere contro direttori incapaci di differenziare stilisticamente Lucia e  Pagliacci, contro colleghi avvezzi a vociferare secondo il dettame verista, contro tradizioni sceniche che avevano ridotto il cantante d'opera ad un fantoccio stereotipato. Non c'e da stupirsi che lo spettatore ed il critico (da non confondere con lo storico) tardassero a riconoscere la grandezza unica della Callas, limitandosi magari a fare sciocchi confronti tra i suoni «brutti» della Maria e quelli «angelici» della Tebaldi, creando una rivalità adatta più al pettegolezzo giornalistico che alla serietà dell'esegesi vocale. Ed è logico che la critica non cogliesse, negli anni Cinquanta, il fenomeno. Siamo addirittura tentati di ritenere che i critici più avveduti facessero parte della cieca partigianeria callasiana, altrimenti non avrebbero osannato, insieme alla vocalità della «Divina», gli urli di un Di Stefano, certi suoni beceri di Gobbi o di Bechi, il vociferare di Del Monaco, le improprietà stilistiche dei direttori più in voga; come pure siamo portati a giustificare i tardivi riconoscimenti dei critici più seri, abituati a frantumare, ad analizzare nei particolari ogni esecuzione, perché la Callas, colta in una prospettiva convergente, non sempre supera l'esame al microscopio, non accetta facilmente d'essere frantumata, analizzata, sezionata. La sua grandezza è stata quella di accentrare in sé i pregi e i difetti delle precedenti ere vocali, assoggettando il proprio estesissimo organo ai ruoli più disparati, da quelli scritti per contralto acuto rossiniano alle parti per soprano coloratura, cancellando le classificazioni di soprano leggero, lirico e drammatico per creare la «cantante» in senso assoluto, l’«interprete» non meno attenta alla presenza scenica che al puro fatto vocale, sia che impersonasse un'eroina angelicata del primo Ottocento, sia che delineasse, con tratti sanguigni, un personaggio verista. E' stato abbastanza facile ai critici, in tempi recenti, capovolgere il binocolo per giudicare, con l'occhio dello storico, la portata del fenomeno callasiano. Ci si è allora accorti che senza la Maria non sarebbe probabilmente rifiorito, soprattutto in campo femminile, il «belcanto»; si è capito che la riesumazione di tanti capolavori - di cui la nostra epoca si vanta - ha trovato nella Callas la prima sostenitrice e divulgatrice. Opere come Medea, Vestale, Pirata, Armida, Anna Bolena, Ifigenia in Tauride, Macbeth, devono al suo «imprimatur» una seconda giovinezza. Senza le interpretazioni della Callas questi capolavori sarebbero probabilmente rimasti ad ammuffire negli scaffali e noi non registreremmo il revival belcantistico delle varie Sutherland, Caballé, Horne, Sills, Gencer, Verrett. Solo attraverso un'analisi retrospettiva si riesce dunque a cogliere l'importanza storica della Callas e la sua posizione di caposcuola, cancellando con un colpo di spugna i pettegolezzi, le cattiverie, i devianti fanatismi, gli scandali che ne hanno adombrato la prestigiosa carriera. Oggi questo personaggio fondamentale per il mondo del teatro e della musica non c'e più. La Callas è morta il 16 settembre di quest’anno nel suo appartamento di Parigi per un attacco cardiaco. Aveva 54 anni, un'età non certo avanzata, per chi conduce una vita normale. Ma la sua non è stata di certo tale: nella vita e sulla scena, la Callas non ha mai risparmiato le energie e l'impegno. I risultati sono ben noti, ma certe cose prima o poi si pagano. Ora ci restano di lei le incisioni discografiche (quelle stupende e quelle meno belle: tutte importanti), le fotografie che registrano le sue tipiche, intensissime espressioni di cantante-attrice, la superba interpretazione del film «Medea» di Pasolini. Non è molto, se lo si paragona alla grandezza della sua arte. Ma basterà di certo a non farla dimenticare. [Bruno Baudissone]

domenica 2 dicembre 2012

2 Dicembre 2012

Auguri a Maria nel giorno del suo compleanno!


domenica 16 settembre 2012

16 settembre 1977 - 16 settembre 2012

Il 16 settembre 1977 concludendosi l'esistenza terrena di Maria Callas, le vennero spalancate le porte dell'Eternità.

sabato 21 gennaio 2012

Maria Callas: lezioni di canto

Mi piace riportare qui di seguito la prefazione che il direttore Nicola Rescigno, collaboratore ed amico della cantante, scrisse nel 1987 quale prefazione al libro di John Ardoin "Lezioni di canto alla Julliard School of Music" edito da Longanesi & C.


PREFAZIONE
Questo è un libro sulla tradizione: una maniera di interpretare l'opera che va al di là della pagina scritta. Una prassi che ci è stata tramandata oralmente, spesso dallo stesso compositore. Per la prima volta, eccezion fatta per l'importante collezione di cadenze e abbellimenti di Luigi Ricci, questa eredità orale viene documentata per iscritto così come è stata praticata da uno dei suoi maggiori esponenti, Maria Calias. Questo libro è importante non solo per ciò che la Callas ha significato nella musica lirica, ma anche perché stiamo correndo il pericolo di perdere queste tradizioni. I cantanti ancora le conoscono, ma 'tradizione' è divenuta quasi una brutta parola. Questo è accaduto, io credo, per via delle molte atrocità commesse in anni recenti in nome della tradizione: la ricerca dell'effetto a discapito della musicalità; l'uso esagerato degli abbellimenti in un'aria al punto di renderla irriconoscibile; la sistematica eliminazione di tagli a cui si era arrivati attraverso anni di rappresentazioni e che rinforzano la drammaticità e la struttura musicale di un'opera. Per colpa degli abusi, molti sono giunti alla conclusione che tutta la tradizione sia da rigettare. Questo, ovviamente, non è vero. Quel che è da rigettare è la mancanza di studio e di comprensione delle ragioni della prassi tradizionale. In molti casi, i tagli erano stati operati dal compositore o da lui raccomandati durante le prove per la prima dell'opera. Questo è anche il caso di molti cambiamenti della linea vocale che non sono scritti nella partitura. Compositori come Rossini, Bellini e Donizetti, confezionavano la parte su misura per quei cantanti che l'avrebbero dovuta interpretare, in modo da mettere in risalto i loro punti di forza ed evitare quelli deboli. Quando altri cantanti dovevano eseguire la stessa parte, si operavano dei cambiamenti per adattarla alle loro virtù e ai loro limiti. Ciò significa che vi era una grande flessibilità nell'interpretazione, particolarmente delle opere del bel canto, che sono anche quelle per cui la Callas fu così rinomata. Inoltre, c'è una maniera astratta di sentire e rispondere a un brano musicale che va al di là delle possibilità della notazione musicale. Mi ricordo di aver letto un famoso episodio in cui Verdi, durante la prova di una sua opera, aveva richiesto un rallentamento in una frase. Qualcuno gli chiese: «Ma, Maestro, perché non ha scritto un ritardando nella frase?» «Perché», rispose Verdi, «voglio solo un leggero cambiamento di tempo. Sono certo che ogni musicista sensibile lo capisce. Se scrivo un ritardando, qualche imbecille passerà da allegro ad andante e rovinerà la frase.» Gran parte di quanto c'è di buono nella tradizione operistica è stato creato anche dai grandi direttori d'orchestra, molti dei quali hanno formato il pensiero della Callas. Grandi musicisti che hanno contribuito a rendere viva la musica perché avevano la volontà di andare al di là della pagina scritta per raggiungere lo spirito di un brano. In giurisprudenza, ogni caso è leggermente diverso dall'altro, tuttavia rientrano tutti sotto le stesse leggi. Dunque, una buona legge deve avere una vasta applicazione. Così è in musica, e, come in giurisprudenza, esistono leggi non scritte che hanno lo stesso potere della legge. Naturalmente, gli estremi sono da evitare. Non erano permessi dai grandi direttori come Tullio Serafin, Victor De Sabata o Arturo Toscanini. Tuttavia ognuno di questi uomini ha avuto un atteggiamento personale verso la musica: così, abbiamo interpretazioni altrettanto importanti e storiche, benché differenti, della Lucia di Lammermoor da parte di Toscanini e Toti Dal Monte da un lato, e da parte di Serafin e Maria Callas dall'altro. Nel libro la Callas parla spesso di buona e cattiva tradizione. Noterete anche che quando consiglia un cambiamento nella parte non è mai per amore di virtuosismo, ma sempre per arrivare a esprimere le intenzioni del compositore. La costante ricerca del suo studio era quella di realizzare pienamente l'unione tra parola e musica. Quando dico «parola», voglio anche dire lo sviluppo drammatico di un personaggio da una scena all'altra attraverso l'uso della parola cantata. In questo la Callas era totalmente impegnata e non accettava alcun compromesso. La Callas era un'interprete estremamente coraggiosa e ardita, che spesso rischiava il disastro per ottenere una verità vocale e drammatica. Mi rammento delle recite di Traviata che facemmo insieme al Covent Garden nel 1958. Sera dopo sera cantava un La quasi impossibile tanto era piano e scarnificato, alla fine di Addio del passato, non per avere un bel suono dolce, ma perché quella era l'unica maniera di esprimere lo stato d'animo di Violetta in quel momento. A volte la nota non era perfettamente sicura, ma la Callas non riusciva ad accettare il compromesso di cantarla un po' più forte. La Callas è stata spesso accusata di avere tre voci diverse. Un'assurdità! Ne aveva trecento. Ogni ruolo che interpretava aveva una voce particolare, nell'ambito di quel timbro cambiava continuamente colore per esprimere il messaggio del compositore. Vedrete in questo libro quanto lavoro e quanta attenzione ha dedicato a dare il giusto accento a una parola o perfino a una sillaba, e quali miracoli di tecnica ha impiegato per raggiungere questo scopo. La Callas ha attentamente costruito ognuno dei suoi ruoli sulle principali caratteristiche della personalità del personaggio stesso, e non della propria. Medea è una donna estremamente appassionata, e alla passione sacrifica tutto, persino i figli. Norma ha la stessa passione, ma è capace di pentimento. Su questi semplici fatti la Callas ha creato due indimenticabili, distinti ritratti dello stesso tipo di donna. Violetta è una cortigiana d'alto bordo, ma nel suo animo sono fermamente impresse la grandezza e la nobiltà. Lucia, una ragazza malata, è condannata fin dall'inizio. Una volta che Maria aveva stabilito la chiave del personaggio, lo sviluppava con ogni possibile mezzo: la voce, attraverso la quale le parole assumevano una miriade di sfumature (persino i fiati non erano semplici inspirazioni d'aria ma potevano essere un sospiro, una risata, un lamento, o un risolino); il trucco, gli atteggiamenti scenici, il sapiente uso di un costume o di un velo per ottenere certi effetti, e così via. Su queste basi ha creato la sua stupefacente galleria di ritratti: Lady Macbeth, Amina, Leonora, Anna Bolena, Tosca, Ifigenia, Alceste, Elisabetta, Fiorilla, Lucia, e tutte le altre. Non ho dubbi sull'immensità del suo talento naturale, ma la Callas è riuscita a perfezionare questo dono attraverso molto studio, molta disciplina, e molta umiltà. Mi rendo conto che l'umiltà non è una virtù che si associa normalmente alla personalità della Callas. Eppure, come artista, era estremamente umile. Era sempre la prima ad arrivare alle prove e l'ultima ad andarsene, tanta era la sua ansia di imparare. Cantava sempre a piena voce per poter arrivare alla rappresentazione perfettamente sicura sotto il profilo vocale. Mi ricordo una prova di Medea a Dallas che durò dalle sette di sera alle due del mattino. Dopo quattro ore le suggerii di cantare a mezza voce. Con cortesia mi rispose di preoccuparmi degli affari miei, cioè di dirigere, e lei si sarebbe preoccupata dei suoi. Terminò la prova a piena voce. La Callas si era completamente liberata delle limitazioni che di solito i cantanti impongono alla loro recitazione: non si possono inginocchiare perché poi è difficile rialzarsi con grazia; non si possono chinare perché diminuiscono le capacità del diaframma; non prendono certe posizioni sul palcoscenico perché devono guardare il direttore o il suggeritore. Durante le prove di quella Medea, la Callas chiese al regista, Alexis Minotis, di darle le stesse indicazioni che aveva dato a sua moglie, Katina Paxinou, la grande attrice di tragedie classiche. Quando Minotis replicò che le indicazioni avrebbero dovute essere differenti dato che lei doveva cantare, Maria gli disse, con grande forza, di ignorare quel fatto, e di dirigerla con la stessa libertà che avrebbe avuto se si fosse trattato di una tragedia in prosa. Considerava suo dovere professionale non sacrificare la recitazione al canto, e viceversa. Il più grande segno di umiltà nella Callas era la sua sottomissione all'autorità massima: il compositore stesso. Non ha mai sacrificato le intenzioni del compositore e le sue indicazioni per adattarle al proprio talento, ma piuttosto ha messo il proprio talento al completo servizio del compositore. Le ci è voluto il lavoro di un'intera vita. Bisogna percorrere tutta la strada, non ci sono scorciatoie nell'arte. Il vecchio adagio latino festina lente (affrettati lentamente) dovrebbe essere la prima regola di chiunque aspiri a diventare un artista. Gli esempi musicali in queste pagine sono senza dubbio di grande aiuto per un cantante. Ma il messaggio più importante di queste lezioni è il credo artistico senza possibilità di compromessi di Maria Calias: appare in ogni parola che ha detto e in ogni nota che ha cantato. Sarà ricordata non solo come una grande musicista e artista ma anche come una grande maestra. [Nicola Rescigno, New York City, 1987]

venerdì 2 dicembre 2011

2.12.1923 - 2.12.2011 a 88 anni dalla nascita di Maria Callas


Nel giorno del suo genetliaco, un doveroso omaggio alla "Divina" di ogni tempo, alla più grande "tragédienne" che abbia mai calcato le scene; con una voce insuperabilmente unica: Maria Callas!

giovedì 22 settembre 2011

The 20th century Divina Assoluta



Imperdibile! Si tratta di un video didattico che spiega alla perfezione le peculiarità uniche di Maria Callas, utilizzando la sua stessa voce.

sabato 17 settembre 2011

16.09.2011


Omaggio alla Divina a 34 anni dalla scomparsa.

martedì 2 agosto 2011

Maria Callas - "Sola, perduta, abbandonata" : a lesson.

Non ci sono parole, ascoltate...
§ § §
Mi preme puntualizzare che il video non è mio. Infatti, qualche anno fa trovai questo video su YouTube. Mi piacque tanto da inglobarlo, con un link al video originale, persino in questo blog dedicato alla Divina.
Mi sono accorto che è sparito forse perché l'account dell'autore è stato sospeso.
Mi sono preoccupato di pubblicarlo di nuovo. Se l'autore reputasse non giusta questa mia decisione, non ha che da comunicarmelo e lo cancellerò seduta stante.

mercoledì 1 giugno 2011

MARIA CALLAS ARCHIVE Mostra Fotografica 28/05 - 19/06/2011



Una Callas assoluta nella Butterfly!
Basta vederla mimare i movimenti da giapponesina per farsi venire i peli ritti dall'emozione!
Maria, Maria...

martedì 12 aprile 2011

Maria Callas durante il "Prelude" dalla Carmen di Bizet, Hamburg 16.03.1962



Maria Callas durante il "Prelude" dalla Carmen di Georges Bizet. Esecuzione "live" alla Musikhalle di Amburgo del 16 marzo 1962. Symphonieorchester des NDR diretta da Georges Prêtre. Maria Callas non canta, ma basta guardarla muoversi sul palcoscenico in attesa dell'inizio della sua parte per capire quanto il suo approccio a questa Arte fosse anche, o soprattutto, "teatrale".

domenica 10 aprile 2011

Maria Callas "Habanera" Carmen, Bizet - Hamburg, 16.03.1962

Callas Habanera 1962




Maria Callas esegue l' "Habanera" dalla Carmen di Georges Bizet. Esecuzione "live" alla Musikhalle di Amburgo del 16 marzo 1962. Symphonieorchester des NDR diretta da Georges Prêtre.

martedì 5 aprile 2011

Maria Callas: "Il dolce suono mi colpì di sua voce!" Lucia, Donizetti, S...



Maria Callas esegue "Il dolce suono mi colpì di sua voce" dall'opera "Lucia di Lammermoor" di Gaetano Donizetti. Registrato a Firenze tra gennaio e febbraio del 1953. Tullio Serafin dirige l'Orchestra e il Coro del maggio Musicale Fiorentino.

sabato 26 marzo 2011

Franza o Spagna...


da: Libero

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Il graffio

Cambia il ministro della cultura, si ripristinano i fondi
generosi per cinematografari ed intellettuali di ogni genere.
E d’improvviso, il governo Berlusconi ha di nuovo
un volto umano, braccia accoglienti. Le manifestazioni
contro i tagli al Fus (Fondo unico dello spettacolo) sono
state cancellate, ci hanno informato i manifestanti del
cinema due giorni fa. Ieri l’archeologo Andrea Carandini
si è detto disponibile a ritirare le dimissioni dal
Consiglio superiore dei Beni culturali. Fino alla scorsa
settimana si udivano urla e strepiti contro il centrodestra
fascista che disprezza la cultura. Ora, ripristinate le
prebende del Fus, il regime torna buono. Soltanto il
motto degli intellettuali italiani resta lo stesso: Franza o
Spagna, basta che se magna.
**

venerdì 25 marzo 2011

Napoli, Ballo dei Re, 1960

Maria Callas presenziò al cosiddetto "Ballo dei Re" tenuto a Napoli nel 1960 durante le Olimpiadi che in quell'anno furono ospitate a Roma.

Ecco alcune immagini tratte da quell'evento:




domenica 20 marzo 2011

Maria Callas: "Ah vieni al Tempio" - I Puritani, Bellini, G.Picco, 1952...



Maria Callas esegue "Ah vieni al Tempio" da "I Puritani" di Vincenzo Bellini. Versione live del 29.05.1952. Orchestra e coro del Palacio de las Bellas Artes di Città del Messico, direttore Guido Picco.

domenica 6 marzo 2011

Maria Callas "Sorgete...Lo sognai ferito, esangue" da "Il Pirata" di V.B...



Maria Callas esegue "Sorgete... Lo sognai ferito, esangue" da "Il Pirata" di Vincenzo Bellini. Philharmonia Orchestra diretta da Antonino Tonini. Londra, EMI studio recording, 1960-62.

domenica 13 febbraio 2011

La Divina Maria


Segnalo agli amici che esiste un gruppo Yahoo che si chiama
>La Divina Maria<

Dedicato naturalmente alla più Grande di tutti.

Per poterlo visitare bisogna però prima iscriversi.
Vi assicuro però che ne vale assolutamente la pena...

giovedì 20 gennaio 2011

La Scala e la parentopoli sindacale



da Il Giornale (articolo di giovedì 20 gennaio 2011)

Alla Scala comanda la Cgil: assunti i parenti
di Sabrina Cottone

I dirigenti della Cgil rafforzano il loro potere nel teatro milanese favorendo i familiari. O facendo assumere sarte al posto di violoncellisti. Il caso delle maschere, l’impiego (precario, ma solo all’inizio) preferito dai "figli di"...

Milano - Chiamiamolo familismo amorale, come usano i sociologi indignati con politici e figli di. Leo Longanesi ne fece la sua proposta celebrativa dell’Unità d’Italia: «La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta: ho famiglia». Questa volta a fornire la scenografia della commedia all’italiana è la Scala, tempio milanese della lirica ma anche degli scioperi, e a dare prova di particolare attenzione a parenti e amici sono i sindacalisti della Cgil.
Alla Scala una serrata tira l’altra, l’ultima pochi giorni fa in occasione della prima di Cavalleria rusticana e Pagliacci, annullata per lo sciopero proclamato dalla Cgil a causa delle poteste di una cinquantina di macchinisti (su un totale di 808 dipendenti del teatro). Ma nel sindacato si dedicano anche a garantire i diritti dei familiari. Qualche esempio per dare un’idea.

I figli di due esponenti di spicco della segreteria di Onorio Rosati, il segretario confederale della Cgil Milano, lavorano da maschere, ovvero quegli addetti, solitamente giovani, che accompagnano il pubblico a sedere e regolano i flussi negli intervalli. La trafila delle maschere prevede contratti a prestazione, che spesso vengono ripetuti a intervalli (troppo) ravvicinati, con doppio lavoro nella stessa giornata, così da far scattare gli estremi del lavoro subordinato e l’assunzione. Negli ultimi tempi le cause alla Scala sono ripartite in modo consistente e gli eventuali nuovi assunti si preparano a essere grati alla Cgil che le promuove.

I sindacalisti genitori si chiamano Nerina Benuzzi, responsabile del coordinamento politiche contrattuali oltre che delle pari opportunità, e Antonio Lareno, che si occupa di Politiche territoriali e rapporti con istituzioni pubbliche locali. Un’altra mamma sindacalista la cui figlia ha trovato lavoro come maschera è Sabina Giuliano, che fa parte del direttivo nazionale della Slc, la sigla della Cgil dedita alla comunicazione e allo spettacolo.

Ci sono casi clamorosi, con intere famiglie i cui membri sono stati assunti uno dopo l’altro alla Scala. L’attrezzista Massimo Ferrari, sindacalista della Cgil, può contare su un fratello e due cognati che lavorano nei reparti tecnici della Scala. Una stima per così dire spannometrica, fatta da chi è approdato con sorpresa in mezzo a questa situazione, calcola che il 50 per cento dei tecnici, come dire uno su due, è legato a qualcuno dei suoi colleghi da rapporti di parentela. Qualche caso anche tra i musicisti e la vicenda di uno di loro e della sua (adesso ex) moglie assunta al Piermarini è diventata persino oggetto di dibattito sui blog del teatro.

Una situazione che dispiace a molti che hanno una normale, faticosa trafila da sostenere per essere assunti, e in particolare alle cosiddette «masse artistiche», musicisti e coristi che le cause sindacali stanno via via estromettendo dalla pianta organica della Scala: può accadere che un giudice decreti l’assunzione di una sarta anche se il posto vacante è quello di un violoncellista. Il caso suscita malcontento anche ai vertici della Cgil, che non vedono di buon grado questa gestione.

Far parte della Cgil alla Scala può essere anche un elemento del cursus honorum. Il caso simbolico è quello di Maria Di Freda, ex sindacalista e oggi direttore generale del teatro, incarico dal quale ha preso nette distanze dalla Cgil. Non mancano vicende più normali e frequenti di promozioni mirate, come è avvenuto per il sindacalista Nicola Cimmino, diventato improvvisamente funzionario. Scelte di pace sociale.

In questo contesto fioccano gli scioperi per ragioni che possono sembrare strampalate, ma che spesso sono prove di forza interne al teatro e tra le sigle sindacali. Lo sciopero dei macchinisti che ha bloccato la Cavalleria punta anche a una fila biologica per la mensa: ottime intenzioni salutiste, difficili da conciliare con un periodo di tagli pesanti e di pressanti richieste allo Stato perché non facciano mancare i propri finanziamenti alla Scala.

Tra gli altri motivi di conflitto il numero di vigili del fuoco addetti a controllare gli spettacoli: il contratto prevede che siano sempre tre e, per una complessa rotazione di turni, ciò causa straordinari continui che finiscono con il raddoppiare gli stipendi di partenza. Abitudini che in tempi di difficoltà il teatro vorrebbe rivedere, ma a cui i macchinisti si sono opposti fino allo sciopero.
Sergio Cofferati, da segretario della Cgil, aveva addirittura proposto la precettazione per musicisti e operai ribelli della Scala, paragonando lo stop alla produzione di cultura a un’interruzione di pubblico servizio. Correva l’anno 1996 e a guidare il governo amico era Romano Prodi.

martedì 18 gennaio 2011

Un ricordo affettuoso


Ieri è scomparso un amico: un callasiano di quelli veri.
Con questo messaggio desidero ricordarlo con infinito affetto, sperando che, dove sia ora, possa assistere a tutte le recite che la Callas ancora concede agli Dei dell'Olimpo, suoi pari.

Ciao Mimì, un giorno o l'altro ci rivedremo...

sabato 1 gennaio 2011

Buon 2011 a tutti!



A tutti gli amici del blog "Belcantismo", sinceri auguri di buon anno!

A todos los amigos del blog "Belcantismo", muchas felicidades para el nuevo año!

Happy new year to all "Belcantismo" blog's friends!

Frohes Neues Jahr an alle Freunde des "Belcantismo" Blog!

martedì 21 dicembre 2010

MARIA CALLAS 1971 N.Y. Telethon - JERRY LEWIS SHOW



Non è cosa di tutti i giorni, ritrovarsi Maria Callas in trasmissione...
Telethon 1971, tanto tempo fa...

sabato 18 dicembre 2010

Maria Callas "Una voce poco fa" Rossini, 19.12.1958 Parigi



Maria Callas esegue "Una voce poco fa" da "Il barbiere di Siviglia" di Gioachino Rossini. La presente versione è tratta dal concerto "La grande nuit de l'Opéra" tenuto a Parigi il 19 dicembre 1958 per la Légion d'Honneur.
Orchestre du Théatre National de l'Opéra de Paris, direzione musicale George Sebastian.

mercoledì 15 dicembre 2010

Le pene d'amore non uccisero la Callas


da La Stampa

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La scienza smentisce l'ipotesi suicidio della soprano
«Il suo declino causato da una malattia degenerativa»


di GIANGIORGIO SATRAGNI

BOLOGNA, 13/12/2010

Il declino vocale e la scomparsa di Maria Callas, il 16 settembre 1977 nella sua casa di Parigi, non sono mai stati chiariti del tutto fino ad oggi, benché sulla morte siano state avanzate diverse ipotesi, compreso il suicidio, fermamente smentito dai domestici della cantante solo in anni recenti. Ma ora scienza e tecnologia giungono a illuminare circostanze e sgombrare il campo da false deduzioni, riducendo il campo alla medicina e alla foniatria, riprendendo diagnosi passate, sommandole a nuove ricerche e fornendo un quadro convincente.

Il grande soprano era affetto da dermatomiosite, una malattia che provoca un cedimento dei muscoli e dei tessuti in generale, compresa la laringe: di qui la discontinuità e il declino della voce che iniziarono a manifestarsi già all’inizio degli anni Sessanta. Ma la cura per la dermatomiosite è a base di cortisonici e immunosoppressori, un fatto che in simile patologia può provocare alla lunga insufficienza cardiaca: il referto ufficiale, che alla morte della Callas parlava di arresto cardiaco, non è quindi un paravento, ma la conseguenza estrema della malattia muscolare.

A riprendere gli elementi e saldarli insieme sono stati due foniatri, Franco Fussi e Nico Paolillo, che hanno presentato gli esiti della ricerca all’Università di Bologna, nell’ambito di una tavola rotonda organizzata da Marco Beghelli per Il Saggiatore Musica- e dedicata all’analisi scientifica del fenomeno Callas. Il punto di partenza era verificare con strumenti moderni le registrazioni della Callas, in studio ma soprattutto dal vivo, per accertare cosa fosse realmente cambiato nella sua voce fra gli anni Cinquanta, periodo di massima espansione e floridezza vocale, agli anni Sessanta, quando la voce iniziò a mostrare crescenti problemi di passaggio e registri disomogenei, sino ai difficili concerti dei primi anni Settanta. Registrazioni degli stessi brani in anni diversi sono state sottoposte ad analisi spettrografica, dalla quale è emerso che nel periodo ultimo il registro della Callas era diventato mezzosoprano: di qui l’innaturalità delle note acute, fattesi più dure e sgradevoli.

Ma Fussi, uno dei foniatri più importanti, ha analizzato insieme a Paolillo anche gli ultimi video della Callas, da cui emerge evidente il cedimento muscolare, poiché la cassa toracica non si espande nelle prese di fiato, alle quali corrisponde invece uno scorretto alzarsi delle spalle e, soprattutto, una forte contrazione dei muscoli deltoidi, mezzo altrettanto scorretto per sostenere il canto. Su questa base ha ricevuto quindi nuova e probabilmente definitiva luce la diagnosi della dermatomiosite, formulata dal medico Mario Giacovazzo che visitò la cantante nel 1975 ma rivelò il segreto solo nel 2002.

Fussi e Paolillo hanno ulteriormente indagato il quadro clinico connesso alla patologia, fino alle conseguenze estreme dell’arresto cardiaco. In questo modo hanno da un lato tolto di mezzo in maniera inequivocabile l’ipotesi dei barbiturici e dall’altro, in termini artistici, verificato come il declino dell’icona novecentesca del canto non sia da attribuire all’eccesso di sforzo vocale o a cause esterne, vale a dire alle tensioni emotive e mondane legate al rapporto con Aristotele Onassis. Sposata con l’industriale veronese Giovanni Battista Meneghini, la Callas ebbe una relazione con l’armatore greco dall’estate del 1959, dando alla luce un figlio che morì nell’aprile del 1960 poco dopo il parto. La Callas, che nel frattempo si era separata da Meneghini, fu poi lasciata da Onassis, che nel 1968 sposò Jacqueline Kennedy.

Un rapporto vi è però fra il declino e il voluto dimagrimento che nel 1954 fece perdere alla Callas trenta chili, con un metodo ancora ignoto, visto che nessuno è mai stato in grado di capire se la cantante avesse davvero ingerito la Taenia solium, il verme solitario. Fussi e Paolillo hanno ricordato, anche sulla base di casi recenti, come la perdita di peso comporti un minor sostegno fisico dell’apparato vocale e una minore omogeneità dei registri. Anche sulla base di queste osservazioni hanno chiarito il famoso episodio che vide la Callas interrompere la prima della Norma di Bellini all’Opera di Roma il 2 gennaio 1958, mandando a casa dopo il primo atto anche il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.

Il Quirinale la prese come un affronto, si parlò dimalore o di capriccio della diva. I foniatri si sono adesso presi la briga di analizzare in modo spettrografico il nastro d’archivio di quella rappresentazione, dopo averlo fatto ripulire dai numerosi disturbi. Ebbene, è il documento di una voce affaticata e diseguale nei differenti registri, non più controllati come prima. Non era una capriccio, la Callas stava davvero male, aveva la tracheite e i muscoli stavano forse già cedendo: il declino era iniziato.
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giovedì 2 dicembre 2010

02.12.1923 - 02.12.2010




Oggi avrebbe compiuto 87 anni.
Auguri, Maria!

sabato 20 novembre 2010

Voce bella, voce recitante, voce...



Quest'articolo Bordate sonore apparso su Il Giornale del 20.11.2010, ha colpito la mia attenzione.

D'accordo si parla di Mina e di musica leggera e non di lirica, ma parecchie sono le somiglianze ed i riferimenti con quanto è accaduto, e continua a riproporsi, attorno alla voce di Maria Callas.

Si mette dunque in discussione, senza arrivare a nulla di realmente fondato, l'unicità assoluta delle capacità vocali ed interpretative. Si vuole forzatamente paragonare, e ad ogni costo, la primazia assoluta conquistata sul campo dalle due grandi interpreti con le ben più modeste possibilità di colleghe contemporanee e/o epigone.

Insomma, la solita fuffa, forse anche volutamente promozionale per farsi parlare addosso, creata ad arte da un personaggio che è sempre stato molto discusso.

Ma vi lascio all'articolo che qui riporto in copia:

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«Mina canta Il cielo in una stanza e l’elenco telefonico allo stesso modo, meglio Carla Bruni. La Bruni è l’unica che ha cantato Il cielo in una stanza senza farla diventare una cosa diversa, da cantare per sé». Ecco la bomba lanciata a Un giorno da pecora - su Radio2 - da Gino Paoli contro l’icona della canzone italiana. Un attentato contro chi la considera una Santa Patrona dell’Italia musicale. Paoli gioca pesante (ma visto il contesto satirico della trasmissione di Claudio Sabelli i Fioretti e Giorgio Lauro potrebbe anche aver giocato provocatoriamente con le parole) e attacca Mina sul suo cavallo di battaglia, sul brano che svelò quale grande interprete si celasse - a soli vent’anni - dietro alla ragazzina yé yé che esaltava i fan degli urlatori. «Non so se sa quello che canta oppure no - provoca ancora Paoli - canta come se fosse uno straordinario strumento tecnico, come un flauto o una chitarra».
Bella senz’anima, sembra dire il cantautore, che però non ha le idee chiare sulla figura dell’«interprete» e dell’«esecutrice», se considera, insieme con Mina, esecutrici Aretha Franklin ed Ella Fitzgerald, artiste completamente diverse fra loro. Provate a non emozionarvi con la voce tonante della Franklin che ora si ripiega sui toni coloriti del gospel, ora su quelli sensuali del blues, ora sulla vulnerabilità della balladeuse. E che dire dei classici della Fitzgerald (che è passata dallo swing di A-Tisket A-Tasket e ha portato i suoi vocalizzi nel bebop con How High the Moon) e veniva chiamata da Lester Young «Lady Time» per la sua maestria nel reinventare qualunque canzone? Mina, lo sappiamo, è scomparsa a livello mediatico e le sue ultime canzoni non sono dei capolavori, ma da quando è «sparita», è cresciuta la sua voglia di donarsi con la voce, tanto più diventava drastica la sua lontananza dalla ribalta.
Se poi la si attacca sul passato si cade davvero male; basta guardare il filmato del dvd col concerto alla Bussola del 16 settembre 1972. Come non emozionarsi alle impennate jazz di Fly Me to the Moon o a quelle soul di You’ve Made Me So Very Happy? In una parola teatrale. Così come gli ultimi spettacoli, alla Bussoladomani nel ’78, con brani come L’importante è finire, Grande grande grande, una fantasia di Battisti e una serie di show da vera entertainer. Mina può piacere o non piacere ma non è facile dire che non susciti emozioni. Paoli non specifica cosa sia il belcanto. Parla di canzoni che scuotono, colpiscono nel profondo, e in questo tira bordate anche sull’amica di sempre Ornella Vanoni. «La Vanoni sa quello che canta e ogni tanto riesce anche a commuoverti, anche se tecnicamente è nettamente inferiore a Mina». Allora si decida caro vecchio Gino; vuole una bella voce o una voce che fa vibrare? Cosa significa «cantare un brano senza farlo diventare una cosa diversa»? Perché di voci non belle - anzi - magari fastidiose e non coltivate ma che ti riempiono il cuore con il loro tormento e le dense sfumature della voce, è piena la storia del pop e del rock. Chissà cosa avrebbe detto Paoli se Janis Joplin, che cantava come una che avesse preso un treno in corsa e temesse di perdere la presa, avesse «interpretato» Il cielo in una stanza?

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lunedì 25 ottobre 2010

Maria Callas, odio / amore



Vi riporto la critica del libro "La Rivale", uscita di recente su Appuntando.Wordpress.Com

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Questo delizioso racconto (immaginario [n.d.B.]) rientra nella categoria di quelle che amo definire “five o’clock reading”. Perché iniziano e terminano in una manciata di minuti: giusto il tempo di una tazza di tea sorbita con calma. Come intuibilissimo dalla copertina, questo scritto di Eric-Emmanuel Schmitt è incentrato sulla figura di Maria Callas.

Nota: se non sapete chi sia, o cos’abbia fatto… correte immediatamente qui. E anche qui.

Interessante il punto di vista utilizzato. Maria Callas non viene descritta dall’autore, o da uno sfegatato ammiratore. Bensì da un’altra cantante, Carmela Babaldi, che odia profondamente la sua collega: sia dal punto di vista umano che professionale.

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La Callas, rifiutando di limitarsi [ndr: nell‘estensione vocale], ha operato una scelta suicida. E lei si entusiasma per questo? Ma si rende conto che sta facendo l’apologia di una terrorista, di una che si è fatta saltare in aria?

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Nonostante la cattiveria, l’acidità e la spietatezza usate per criticarla, scorrendo le pagine non si può che sorridere.
Maria Callas è morta da tempo, e la Babaldi è ormai un’anziana ex stella della ribalta lirica internazionale. Che passa le sue giornate a rimuginare di continuo quante volte “la greca” sia riuscita a metterla in secondo piano. Per bellezza, qualità vocali ed anche in quella che un tempo di chiamava dolce vita. Ed è tutto descritto in modo così convulso da sembrare se non comico, almeno tragicomico ed alquanto goffo.
Perché continua a sentirsi oscurata all’ombra di quella donna.

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Non aveva però tenuto conto delle bizzarrie del pubblico, il quale, a rappresentazioni alternate, continuava a ridere della Callas e a chiedere i bis alla Babaldi, ma commentava solo le prestazioni della greca. Carmela ebbe la sensazione di essere diventata trasparente, impercettibile: la applaudivano, riconoscevano che aveva una bella voce e che la sapeva usare, però non suscitava interesse. Il capo della sua claque le disse che addirittura certa gente preferiva comprare il biglietto per andare a fischiare la Callas anziché spendere gli stessi soldi per osannare la Babaldi.

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Pur non esibendosi da tempo Maria Callas rimaneva un mito assoluto in grado di conquistare sempre più sostenitori e di offuscare la sua carriera, che nel frattempo continuava. Per non parlare di quello che avvenne alla morte della soprano ellenica. In molti concordano nell’affermare che il vero boato del successo arrivò postumo: ed ancora oggi i suoi fans sono milioni, in ogni angolo del Pianeta.

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Da qui si intuisce perfettamente il continuo mal di fegato della Babaldi. Lasciate le scene non viene riconosciuta per strada, nessuna lettera di ammirazione nella sua cassetta postale, e non pare esservi traccia delle sue registrazioni nei negozi di dischi.
Fino a quando, in un pomeriggio come tanti, proprio in uno di queste botteghe incontra uno suo grande ammiratore, il giovane Antonio, che ha ereditato dal nonno la passione per la lirica. Ed in particolare per Carmela Babaldi.


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Cosa succederà da qui in avanti lo lascio alla vostra lettura.
Ma sono sicura che strapperà un sorriso amaro anche a voi.
Come scritto sopra, è un intrattenimento che dura una manciata di (piacevolissimi) minuti sia per gli innamorati di questo genere musicale che per i novizi. Che non da una versione edulcorata sul mondo del bel canto, anzi. E che ci regala, nel bene e nel male, il ritratto di una grande artista:

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Maria Callas ha la capacità di proiettare tutta un’anima in un suono. Aprendo la bocca, alza il sipario sul proprio teatro: uno spettacolo dove l’umano vive, ama e soffre con intensità. […]
La Callas crede in quello che fa, indaga i ruoli nel profondo, restituisce loro un peso teatrale, rintraccia il senso drammatico di ogni più piccolo virtuosismo.


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Merita una menzione specialissima l’appendice che accompagna il racconto. Un riassunto delle incisioni di Maria Callas, dettagliatissimo, con molte lodi ed anche qualche critica.

Titolo: La rivale. Un racconto su Maria Callas
Autore: Eric Emmanuel Schmitt
Ed: E/O, 82 pagine, 8.50 euro.
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