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martedì 23 marzo 2010

Mina, una stella come l'eterna Callas?


Da Il Riformista

Sei grande Mina. Una stella come l'eterna Callas
di Rina Gagliardi

MITO. Paragone azzardato? No, entrambe sono due speciali «attrici» per intensità di interpretazione. Non solo Caruso: sono le donne spesso a toccare i vertici dell'eccezionalità canora. E la Mazzini può ripetere la lunga carriera della soprano Olivero.
Si può essere grandi interpreti musicale anche sulla base di una “voce piccola” (come per esempio è oggi il mezzosoprano Cecilia Bartoli). Poi, però, ci sono le voci grandi, anzi le voci eccezionali, caratterizzate da estensione, potenza, ricchezza di armonici, quasi sempre anche da un timbro del tutto, appunto, fuori dal comune. Quante ne nascono in un secolo? Poche, ovviamente. E lasciano dietro di sé tracce mitiche – come è accaduto a Enrico Caruso, con la sua «cavata da violoncello» o al basso russo Fjodor Scjaliapin o al più recente, ma assai meno fondato, Luciano Pavarotti. Ma sono forse soprattutto le voci femminili a toccare i vertici dell’eccezionalità canora.

Tra le cantanti così dette pop, non solo italiane, Mina Anna Mazzini, in arte semplicemente Mina, è una di queste voci elette. Tanto che ha trascorso gli ultimi trentadue anni di carriera essendo, appunto, soltanto una Voce – lontana dai palcoscenici, dalle Tv, dai concerti e affidata interamente alla produzione discografica. Con un successo e un prestigio che continuano a non venir meno, come attesta il profluvio di celebrazioni che si terranno in occasione del suo settantesimo compleanno, il prossimo 25 marzo.
La voce – e il personaggio – di Mina esplosero alla fine degli anni ’50, rivoluzionando a forza di rock l’Italia ancora prigioniera di una tradizione melodica ormai alquanto impigrita. Ma in tempi molto rapidi assurse al ruolo di cantante “assoluta” – “absoluta”, sciolta, da schemi rigidi e limiti di repertorio. Quella voce divenne capace di interpretare tutto, dal jazz alle grandi melodie classiche di ogni Paese – e cantò in effetti nelle lingue più svariate, fino al giapponese. Universale e assoluta com’era stata Maria Callas, il soprano più leggendario del XXesimo secolo – il parallelo è di critici serissimi, come Rodolfo Celletti.

Che cosa accomuna, dunque, Mina e la Callas? Non è solo la straordinaria ricchezza della voce, capace di espandersi, in entrambe, su tre ottave e di raggiungere grandi livelli di virtuosismo. É la tensione interpretativa, quella che Verdi chiamava la «parola scenica», a rendere unico il loro modo di eseguire un brano musicale dotato di un testo – si tratti di un’aria o di un recitativo. o di una più semplice canzone. É l’intensità espressiva del loro canto, capace di illuminare da dentro - con la padronanza tecnica, la variazione anche impercettibile, il fraseggio originale - il senso profondo di quello che stanno cantando. Insomma, sono due speciali, specialissime cantanti-attrici, non, però, nel senso che si dà comunemente a questa espressione (la capacità di muoversi sulla scena e di usare tutto il corpo, qualità per altro che l’una e l’altra possedevano in alto grado), ma in quello vocale e comunicativo: la verità dei sentimenti o delle situazioni che di volta in volta rappresentano - il pathos, il dolore, l’allegria, il conflitto lacerante, la disperazione, la malinconia e mille altre – è sempre interna alla musica, alla parola musicale.

Quando la Callas, nella famosa scena della pazzia della Lucia di Lammermoor, si inoltra nei difficili trilli della cadenza, fino ad allora eseguiti, anche impeccabilmente, come un supremo esercizio di abilità, riesce di colpo a restituire il colore tragico e l’aura irreale, delirante, che quei gorgheggi devono esprimere – come si confà a una giovane donna che ha smarrito la ragione e ha appena commesso un delitto. Quando Mina interpreta una canzone che ha fatto storia, Se telefonando (l’unico pezzo leggero scritto da Ennio Morricone), la affronta proprio come un piccolo melodramma concentrato (la fine di un amore «cresciuto troppo in fretta») – dal pianissimo dolce, quasi vellutato, dell’attacco sale via via al forte del finale, assecondando in toto, con il pieno dispiegamento della voce, il carattere inesorabilmente ascendente del brano. Due esempi, tra i tanti che si potrebbero fare, per capire che cosa rende uniche, ciascuna a suo modo, ciascuna nel suo ambito, due cantatrici per tanti versi imparagonabili.

Ma c’è un altro parallelo a cui ci chiama il calendario. Gli astri hanno fatto nascere, il 25 marzo del lontano 1910, un’altra gloria dell’Italia canora: Magda Olivero, uno dei massimi soprani lirici del ‘900. La quale si accinge quindi a compiere i suoi primi 100 anni, e in condizioni di relativa freschezza vocale: l’anno scorso, quando di anni ne aveva appena 99, la Olivero ha stupefatto il pubblico intonando un’aria («Paolo datemi pace») tratta dalla Francesca da Rimini di Zandonai.

Quando aveva soltanto 83 anni, e si era ritirata da tempo dalle scene, incise una selezione dell’Adriana Lecouvreur, una delle opere che erano state sue per molti anni. Insomma, una longevità vocale a dir poco stupefacente. Quanto alla vocalità, pur essendo in possesso di una tecnica molto solida nonché di un perfetto controllo del fiato, la Olivero privilegiò il repertorio novecentesco – Puccini, Cilea, appunto, Mascagni, Catalani, insomma gli autori della così detta giovane scuola. In scena, da lei emanava una forza drammatica eccezionale, una sorta di impeto febbrile che emozionava anche le pietre – tanto che fu, a torto, accusata di verismo, lei che, tra le poche incisioni discografiche realizzate in gioventù, dopo il debutto del ’33, ci ha lasciato la più perfetta e virtuosistica interpretazione di Sempre libera, l’aria-simbolo della Traviata.

Ha senso un parallelo artistico tra Mina e Magda Olivero? Forse no, forse sono davvero due voci molto diverse – un altro critico eccellente ha scritto che, se Mina si fosse dedicata all’opera, sarebbe stata un soprano rossiniano, un «soprano drammatico di agilità» come fu in effetti la Callas e com’era stata, nell’Ottocento, la grandissima Maria Malibran (un’altra nata di marzo, guarda un po’, e per la precisione il 24 marzo 1808). In ogni caso, nemmeno un paio di anni fa, Mina l’ha affrontato il Puccini tanto caro alla Olivero – con una cifra stilistica, però, leggera, soft, sognante, lontanissima (non solo per ragioni vocali ma psicologiche) da ogni eccesso passionale. Il vero tratto comune, a ben pensarci, è la durata della carriera e la prolungata freschezza vocale: Mina Mazzini può ben pensare di avere di fronte a sé nientemeno che un altro trentennio di musica e canzoni. Per la gioia di un altro paio di generazioni di fans e melomani.
[Rina Gagliardi / Il Riformista]

domenica 14 marzo 2010

Maria Callas e "Il Musichiere" (la rivista)

Il 22 gennaio 1959 fu pubblicato il n. 3 de "Il Musichiere", rivista del gruppo Arnoldo Mondadori Editore che uscì negli anni '50 a complemento dell'omonima trasmissione TV.


La copertina fu dedicata a Maria Callas, così come l'articolo a firma Aldo Corsi, che segue dopo la foto:






Da: "Il Musichiere" n.3 del 22.01.1959
A firma Aldo Corsi

Una sera del giugno del 1956 Vienna era in festa. Si riapriva, dopo tanti anni, risorto dalle rovine della guerra, il sontuoso teatro dell'opera. Ospite la Scala, si dava la Lucia di Lammermoor: e la parte della stupenda, dolce, perduta eroina belliniana era affidata a Maria Meneghini Callas. Alla fine quando il soprano terminò la famosa scena della pazzia, quando le ultime note della sua voce lunare morirono sulle labbra della più raffinata Lucia che l'esigentissimo pubblico viennese avesse mai udito, gli applausi durarono venticinque minuti. Fuori, la folla travolse ogni sbarramento, bloccò le uscite del teatro per vedere ancora, per toccare la sua beniamina.
Due ore dopo la Callas, sfuggita all'assedio, andò a cena in un localino dietro la St. Stephen Platz, dove a nessuno sarebbe venuto in mente di cercarla. Era felice, i suoi trionfi non avevano mai toccato un vertice simile, l'orchestrina del locale accennava in sordina i motivi di moda, ma in un intervallo uno degli accompagnatori della cantante accennò scherzosamente il motivo napoletano che ha per titolo il suo nome: « Oi Marì, oi Marì ». Una giovane donna lo riprese. Inattesamente, la Callas si unì. Tutti fecero coro.
Poi la voce della Callas sovrastò le altre, che tacquero per uno spontaneo omaggio. La serata proseguì festosa, italiani e viennesi intonarono insieme altri motivi, altre melodie di casa nostra. La Callas si unì ancora, ma si fermò presto per non intimidire chi le stava vicino; e continuò ad ascoltare commossa. Forse l'episodio è unico per lei, non perché non si interessi alle canzoni, perché non le piacciano; ma perché è raro sentirla cantare fuori scena e meno che mai in pubblico.
E' fatta cosi; l'accenno a un motivo, a una frase musicale, quel modo che abbiamo un po' tutti di incominciare, fermarci, riprendere una canzone a strappi, che è segno di distensione e buon umore, non entra nel suo temperamento. Quando si riposa, quando è allegra, e questo succede tutte le volte che riesce a sfuggire alla sua celebrità, ad essere semplicemente la signora Meneghini, col suo Titta, che è il marito, e con i vecchi amici, che sono i più fidati, si diverte con una freschezza, a volte con una ingenuità incredibile, per chi ha sentito tante storie di polemiche e di battaglie. Gioca e racconta storielle. La tigre si mette il grembiule della brava massaia; ma il canticchiare non è compreso nel programma. Eppure, non le sfugge nulla di ciò che è musica.
Una canzoncina alla radio, un motivetto colto a volo per la strada, tutto è subito afferrato e, se una canzone le sembra bella, l'ammira senza riserve; se vi trova anche una briciola di ispirazione sincera, non la dimentica più ; ma non capita di sentirgliela sulle labbra all'improvviso, nei tanti momenti della giornata, così come è impossibile sentir accennare da lei frasi di romanze, attacchi di arie, alla maniera di tanti divi della lirica, che si sentono sempre al piano nobile.
La spiegazione non è complicata. Per la Callas o si canta davvero o non si canta. Perciò anche in casa, dicono gli intimi, non ha l'abitudine di canticchiare, né un genere né l'altro. (Non parliamo dei periodi in cui prepara un'opera nuova; allora tutto il resto scompare. La cantante tira giù la saracinesca, e addio.) Non sappiamo se resiste alla tentazione di attaccare "O sole mio" o "Volare" perfino quando fa il bagno, che è il momento in cui anche le persone più rigide si lasciano andare: questo lo sa soltanto lei, e forse la sua cameriera personale. Ma insomma è così. Il che non le impedisce di intendersi di canzoni, del modo di eseguirle, e di tante altre cose, con una sicurezza sorprendente.
Più di una volta la Callas ha fatto parte di giurie, ha partecipato a festival di canzoni come ospite d'onore, e l'ha fatto sempre portando una nota personalissima, con entusiasmo sincero. Per esempio fece parte della giuria al primo Festival della Canzone milanese, organizzato dalla Famiglia Meneghina; fu lei che scelse la vincitrice. Min Milan, un delicato motivo di Giorgio Fabor. su versi di Attilio Carosso. Per il Natale del 1957 intervenne come vivacissima ospite d'onore al Festival della Canzone organizzato al Palazzo dello Sport di Milano, e consegnò le Guglie d'oro agli astri della musica leggera.
Quella volta si lasciò andare a dichiarazioni molto ammirative. Chi le stava intorno la vide sinceramente incantata da "Lazzarella", cantata da Aurelio Fierro, " 'Na sera 'e maggio", cantata da Giacomo Rondinella, "Serenatella sciuè sciuè", cantata dalla coppia Carla Boni e Gino Latilla, "Io, mammeta e tu", cantata dallo stesso Modugno che ne è l'autore. "High noon", eseguita da Cigliano, e tante altre. Faceva un bel freddo, quella sera. Il Palazzo dello Sport era avvolto da un pesante nebbione, ma all'interno la Callas assieme agli altri ottomila spettatori non si stancava di ascoltare. Vi rimase fino a che l'eco dell'ultima canzone non si fu spenta sotto le enormi volte.
A Ischia, nelle sue diverse soste estive, le piace sentire le canzoni modulate da Calise. A questo proposito i maligni mormorano che preferisca il Modugno autore al Modugno cantante. È però impossibile farglielo ammettere. In ogni caso. Maria non giudica a compartimenti stagni. La musica, quando è musica, le piace tutta. Pochi mesi fa venne in tournée in Italia Harry Belafonte: al debutto milanese la Callas era in prima fila, in platea, ad ascoltare. Era attirata dal programma che toccava un campo poco conosciuto della musica americana, il folclore negro che Belafonte ha saputo scoprire e resuscitare fermandosi alle origini del jazz. Rimase impressionata anche dall'esecuzione, cosi diversa da quelle solite. Disse che Belafonte era un grande artista, un uomo dalla personalità eccezionale.
Aldo Corsi


N.B.: Il testo contiene varie inesattezze, ma è stato riportato come cronaca del "tempo che fu", destinata ad un pubblico poco esperto.

venerdì 24 aprile 2009

La mia prima Callas




Sono appassionato da sempre di musica sinfonica e cameristica; quest'ultima preferibilmente senza voci…

Ho cominciato ad ascoltare qualcosa di lirica alla fine degli anni '70, quando, aumentando a dismisura il numero di titoli disponibili nella mia discoteca, mi accorsi che non poteva mancare anche quel genere.

Sono sempre stato contrario ad accettare una voce “impostata”, come quelle della lirica, “in abbinata” ad un brano musicale. Il connubio mi faceva venire i brividi, come quando si strusciano le unghie sul vetro.

Eppure, da adolescente ero stato più di una volta al Teatro di San Carlo a Napoli, presenziando a rappresentazioni di opere complete, quasi tutte composte da Giuseppe Verdi.

L'impatto visivo, le scene, con il suono dell'orchestra dal vivo, mi davano emozioni fortissime che calavano inesorabilmente non appena appariva una cantante o un cantante ad impalarsi sulla scena per la sua parte.

Mi sono forzato tantissime volte e, un giorno, nel mitico negozio Cesarini di Napoli in Largo Celebrano (eh, non c’è più da tanto troppo tempo!), comprai "La Traviata" di Verdi nell'edizione diretta da Antonino Votto.
Solisti: Scotto, Raimondi e Bastianini.
Un doppio LP che ancora conservo nella mia discoteca tra le cose più care.

Ascoltai con attenzione, e sebbene annoiato ad ogni accenno canoro (more solito), mi accorsi che la Scotto mi piaceva molto più di quanto avessi avuto la ventura di conoscere in una rappresentazione al San Carlo.
Come dite? Volete sapere chi era? Boh?!?

Il doppio disco giacque però lì per un bel po' di tempo, dopo il fugace primo ascolto.

Beethoven, Bach, Mozart, Brahms, Tschaikowsky, Schumann. Chopin, Bruckner, Wagner... (orchestrale!), premevano e mi prendevano interi pomeriggi di ascolto piacevole ed ininterrotto, rendendomi una persona felice.

Intanto, e siamo nei primissimi anni '80, continuavo ad erudirmi con le critiche pubblicate sulle varie riviste, tra cui quelle della sezione musicale di Suono e Stereoplay, e fu anche lì che mi imbattei ancora nel nome di Maria Callas.

Non sapevo chi fosse, se non per la notorietà dovuta al personaggio pubblico che rappresentava. Ne sentivo parlare sempre un gran bene, ma da accanito appassionato di hi-fi non accettavo di dover ascoltare sul mio megagalattico impianto (beh, all'epoca mica tanto!), musica "vecchia" o, meglio, incisa e/o registrata male.

La Traviata diventò allora il mio "riferimento" per la lirica per cui, tornando successivamente al negozio Cesarini, comprai l'unica versione disponibile che la Callas avesse inciso in studio (con la speranza che fosse migliore - tecnicamente parlando - di quelle dal vivo). Mi riferisco alla versione Cetra del 1953, diretta da Gabriele Santini.

In tutta sincerità, non avevo neanche idea di cosa si stesse preparando, a causa di quell'ascolto...

Tornai a casa, indirizzai immediatamente la puntina sulla parte in cui il soprano nel finale del primo atto canta: "E' strano, è strano...".

L'ascolto che si presentò alle mie orecchie - fatta salva una fastidiosa intermodulazione, presente in alcuni punti della registrazione, e che in altro caso mi avrebbe imposto l'immediato cambio del disco - fu sconvolgente! Non riuscivo a capacitarmi del come e del perché la Scotto, a paragone con la Callas, desse l'impressione di cantare "sforzandosi" così tanto. Fui colpito dall'agilità, dall'estensione, dal modo di cantare del tutto diverso, dall'accento, e dall'interpretazione. La Sua dizione, più che perfetta, non imponeva la lettura del libretto, e mi fece realizzare che ero nell'Empireo, "atterrato" su un pianeta completamente diverso, lontano anni luce da tutto il resto.

Mi venne dischiuso un orizzonte totalmente sconosciuto, sollevato dalle pesantezze e dalle barbosità che così tanto mi avevano colpito in negativo in precedenza, tenendomi lontano dal genere.

La modernità di quella Voce non mi ha mai più lasciato indifferente. Dovunque mi trovi, ogni qualvolta mi accorgo che stanno suonando qualcosa di suo, devo fermarmi ed ascoltare: è come un'attrazione magnetica (con "catalessi immobilizzante" annessa) che quella Voce impone al mio subconscio.

La lirica continua a non convincermi - anzi nella quasi totalità dei casi mi annoia, soprattutto per lo squallore tecnico/interpretativo che la circonda - non conosco i libretti a memoria, non ricordo i nomi di talune composizioni, figuriamoci dei cantanti, ma l'arte interpretativa e vocale della Callas fa ormai parte del mio DNA e mi impone, come in una regola monastica, il paragone immediato, diretto e spietato (nel 99,99% dei casi).
Sarò pure “vedovo”, sarò “fanatico”, sarò “isterico”, ma tant'è, son fatto così! E me ne vanto! ;-)

Ragion per cui, quelle rare volte che sono costretto a presenziare ad una rappresentazione lirica, preferisco recarmi ad ascoltare Opere che Lei non ha mai interpretato durante la Sua carriera!

Sangue amaro zero, attenzione salva; fatta eccezione la noia, sempre in agguato, in questi casi.

domenica 16 settembre 2007

16. 09. 1977 - 16. 09. 2007 In Memoriam di Maria Callas



Trent'anni dopo, grazie ancora, ancora e ancora a Maria Callas e alla sua arte!
Per sempre!

Thirty years later, thanks to Maria Callas, again and again and again!
For ever!

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Belcantismo/Callasiano

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Maria Callas su OC? Proibito esprimere giudizi che non siano strettamente in sintonia con la "direzione artistica".

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Franco Soprano su Maria Callas (1977):
http://it.youtube.com/watch?v=LskcV6ah8nk
http://it.youtube.com/watch?v=C9Rnw0nIr8s

Alt.fan.Maria-Callas, il newsgroup dedicatole è possibile scaricarlo sul newsserver "nntp.aioe.org"

Alt.fan.Maria-Callas, the newsgroup dedicated to her. It is possible to download it through "nntp.aioe.org" newsserver.

sabato 8 settembre 2007

Atene 2007: mostra dedicata a Maria Callas

La mostra di Atene dedicata dal Parlamento Greco a Maria Callas nel trentesimo anniversario dalla morte del celeberrimo soprano.

http://www.youtube.com/watch?v=baMfFE_bQNc

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Maria Callas su OC?
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Franco Soprano su Maria Callas (1977):
http://it.youtube.com/watch?v=LskcV6ah8nk
http://it.youtube.com/watch?v=C9Rnw0nIr8s

Maria Callas/Sonnambula Bellini: "Ah, non giunge..." 1955, Bernstein, Scala
http://www.youtube.com/watch?v=jDDDRyYMkKc

lunedì 20 agosto 2007

Maria Callas "Coppia iniqua, l'estrema vendetta" Anna Bolena London 1958 studio

Registrazione in studio a Londra del settembre 1958, sotto la direzione di Nicola Rescigno.

http://www.youtube.com/watch?v=bBdEuFIPY_A

Belcantismo/Callasiano

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Franco Soprano su Maria Callas (1977):
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Maria Callas/Sonnambula Bellini: "Ah, non giunge..." 1955, Bernstein, Scala
http://www.youtube.com/watch?v=jDDDRyYMkKc

Maria Callas "Coppia iniqua, l'estrema vendetta" Anna Bolena Milano 1957 live!

Registrazione dal vivo a Milano dell'aprile 1957, sotto la direzione di Gianandrea Gavazzeni

http://www.youtube.com/watch?v=-N8v86IHO_c

Belcantismo/Callasiano

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Franco Soprano su Maria Callas (1977):
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Maria Callas/Sonnambula Bellini: "Ah, non giunge..." 1955, Bernstein, Scala
http://www.youtube.com/watch?v=jDDDRyYMkKc

mercoledì 15 agosto 2007

Maria Callas Bellini I Puritani 1949 :"Vien, diletto..."

Registrazione in studio del 10.11.1949 sotto la direzione di Arturo Basile

http://www.youtube.com/watch?v=mhCgiNGt6gM

Belcantismo/Callasiano

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Franco Soprano su Maria Callas (1977):
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Maria Callas/Sonnambula Bellini: "Ah, non giunge..." 1955, Bernstein, Scala
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giovedì 2 agosto 2007

Maria Callas, a great voice!

Interesting indeed the chapter www.wikipedia.org dedicate to Maria Callas.

Maria Callas "big" or "small" voice?

Richard Bonynge, Joan Sutherland's husband, so said in 1982:
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In the years prior to her weight loss, Callas's voice was a dramatic soprano, the sheer size of which was much commented upon, and there were no complaints about unsteadiness even in the most exposed passages. In a 1982 Opera News interview with Joan Sutherland and Richard Bonynge, Bonynge stated, "But before she slimmed down, I mean this was such a colossal voice. It just poured out of her, the way Flagstad's did... Callas had a HUGE voice! When she and Stignani sang Norma, at the bottom of the range you could barely tell who was who... Oh it was colossal. And she took the big sound right up to the top." In his book, Michael Scott makes the distinction that whereas Callas's pre-1954 voice was a "dramatic soprano with an exceptional top", after the weight loss, it became, as one Chicago critic described the voice
in Lucia, a "huge suprano leggiero". In performance, Callas's range was just short of three octaves, from F-sharp (F#3) below middle C (C4) heard in "Arrigo! Ah parli ad un core" from I Vespri Siciliani to E-natural (E6) above high C (C6), heard in the same opera as well as Rossini's Armida and Lakmé's Bell Song. After her June 11, 1951 concert in Florence, Rock Ferris of Musical Courier said, "Her high E's and F's are taken full voice." In a French TV interview, Callas's teacher Elvira de Hidalgo spoke of her voice soaring to a high E, but did not mention the high F. Although no definite recording of Callas singing high F's have surfaced, the presumed E-natural in her performance of Rossini's Armida—a poor-quality bootleg recording of uncertain pitch—has been referred to as a high F. The aria in question is 'Per me propizio il fato', a 1952 live recording and though the quality is poor, the high F can be hear rising above the orchestra as Callas holds it for 3 seconds.
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Belcantismo/Callasiano

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Maria Callas su OperaClick?
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Franco Soprano su Maria Callas (1977):
http://it.youtube.com/watch?v=LskcV6ah8nk
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Maria Callas/Sonnambula Bellini: "Ah, non giunge..." 1955, Bernstein, Scala
http://www.youtube.com/watch?v=jDDDRyYMkKc